Il folklore ad Albano di Lucania
Le feste religiose: Santa Lucia, 13 Dicembre
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Da alcuni anni questa festa per mezzo di alcuni devoti, sta assumendo maggiore corpo. Fino a qualche anno fa era il Sig. Donato Muliebre che per mezzo della sua particolare devozione a Santa Lucia faceva accompagnare il rito liturgico dalla banda. Oggi si aggiunge la festa organizzata dal circolo A. I. C. S. di Albano di Lucania che in questa occasione porta alla ribalta vecchie usanze che stavano er essere dimenticate, come la Cuccia che viene distribuita subito dopo la celebrazione della Messa pomeridiana in onore della Santa. Particolare è la tradizionale benedizione dei panini di Santa Lucia ossia delle piccole forme di pane che vengono benedette e poi distribuite tra i fedeli. In questo modo, come recita la tradizione orale dei nonni, ognuno poteva avere beneficio mangiando il pane consacrato. Il popolo di Albano è molto legato a questo culto tanto che i panini, vengono conservati anche per i parenti che vivono lontano dal paese. Durante la sera, si svolge la festa civile con la degustazione di piatti tipici del luogo e con canti e balli popolari. (Vedi anche A.I.C.S. Albano/Santa Lucia) Storia della Santa Le fonti sulla vita di S. Lucia sono la Passio latina ed il più antico Martyrion greco, detto Codice Papadopulo.
S.Lucia nacque a Siracusa sul finire del III secolo da una nobile famiglia cristiana: rimasta orfana di padre sin da bambina, fu educata
con dedizione dalla madre Eutichia, dalla quale apprese le verità del cristianesimo. Lucia, fanciulla bella, intelligente e
virtuosa, meditava assiduamente le S.Scritture e si recava ai riti cristiani nelle catacombe di Siracusa: spinta dal suo amore per
Gesù e dall'esempio delle prime vergini martiri, decise di consacrarsi a Dio con voto di perpetua verginità. La
madre soffriva da molti anni di un flusso di sangue ritenuto incurabile dopo innumerevoli e costosi tentativi dei migliori
medici. Lucia, che si prendeva cura di lei, un giorno le suggerì d'andare in pellegrinaggio a Catania presso il
sepolcro della vergine e martire S.Agata per implorare il miracolo della guarigione. La madre acconsentì e vi si recarono
insieme: lì, durante la Messa, fu letto l'episodio del Vangelo in cui un'emorroissa guarì toccando la veste di
Gesù. Ispirata da quelle parole, Lucia disse alla madre: “Se credi in ciò che è stato appena proclamato,
crederai anche che S.Agata, che ha patito per Cristo, abbia confidente accesso al Suo tribunale. Tocca con fede il suo sepolcro,
se vuoi, e sarai guarita”. Allora Lucia ebbe in apparizione S.Agata che le disse: “Sorella mia Lucia, vergine devota
a Dio, perché chiedi a me ciò che puoi tu stessa ottenere per tua madre? Ecco che ella è già
guarita per la tua fede. Con la tua verginità tu hai costruito un santuario gradito a Dio, ed io ti dico che come
grazie a me è sublimata la città di Catania, così per te avrà decoro dal Signore Gesù
Cristo la città di Siracusa”. Dopo quella visione, Lucia esclamò alla madre: “Per l'intercessione
della Sua Sposa Agata, Gesù ti ha guarita”, e sùbito Eutichia constatò di essere del tutto
risanata. Lucia continuò: “A questo punto desidero che tu non mi parli più di sposo terreno, perché
da tempo mi sono consacrata a Gesù. Piuttosto dammi quello che avevi pensato come mia dote perché possa
distribuirlo ai poveri”. Eutichia: “Se non ti rincresce, farai dei beni miei e di tuo padre l'uso che vorrai
dopo la mia morte”. Lucia: “La tua offerta non è la più gradita a Gesù. Dona adesso,
a Lui nei poveri, ciò di cui dovrai forzatamente disfarti nella tomba”. Eutichia fu convinta, e da quel
momento Lucia donò tutte le sue ricchezze ai poveri e si fece povera per Cristo. Ma un giovane innamorato di
lei si vendicò del suo rifiuto alle nozze denunciandola come cristiana: vigeva la feroce persecuzione dell'
imperatore Diocleziano. Lucia fu arrestata e condotta dinanzi al prefetto di Siracusa, di nome Pascasio, che le
ordinò di sacrificare agli dèi. Ma Lucia disse: “Sacrificio puro presso Dio è curare
chi soffre. Ho donato a Dio tutte le mie sostanze, e poiché ora non ho più nulla da offrire, offro
in sacrificio me stessa”. Pascasio: “Di' tali sciocchezze agli stolti come te. Io eseguo gli ordini
degli imperatori”. Lucia: “Tu osservi i comandi degli imperatori ed io i comandamenti del mio Dio;
tu temi gli imperatori ed io il mio Dio; tu vuoi piacere agli imperatori ed io al mio Dio; tu non disobbedisci
agli imperatori ed io come potrei disobbedire al mio Dio? Fai ciò che vuoi: anch'io agirò secondo
il mio cuore”. Pascasio: “Tu hai dissipato i tuoi beni con uomini dissoluti”. Lucia: “
Io ho riposto al sicuro il mio patrimonio ed il mio corpo non ha conosciuto l'impurità”. Pascasio:
“Tu sei la disonestà in persona”. Lucia: “La disonestà siete voi, di cui
l'Apostolo dice: corrompete le anime degli uomini affinchè fornifichino contro Dio vivente e servano
al diavolo ed ai suoi angeli che sono nella corruzione. Anteponendo i piaceri effimeri ai beni eterni, perdete
l'eterna beatitudine”. Pascasio: “Queste parole cesseranno quando inizieranno i tormenti”.
Lucia: “E' impossibile far cessare le parole di Dio”. Pascasio: “Tu dunque sei Dio?”.
Lucia: “Io sono serva del Dio eterno, che ha detto: quando sarete condotti davanti ai potenti non
preoccupatevi di cosa dire perché non sarete voi a parlare ma lo Spirito Santo che è in
voi”. Pascasio: “In te c'è lo Spirito Santo?”. Lucia: “L'Apostolo dice:
coloro che vivono castamente sono tempio di Dio e lo Spirito Santo dimora in essi”. Pascasio:
“Allora ti farò condurre in un luogo infame dove sarai costretta a vivere nel disonore,
così lo Spirito Santo fuggirà da te”. Lucia: “Il corpo non viene deturpato
se non dal consenso dell'anima: anche se tu mettessi nelle mie mani l'incenso per un sacrificio, Dio
sa la mia intenzione. Egli scruta le coscienze ed aborrisce il violentatore della purezza. Se tu comandi
che io subisca violenza contro la mia volontà, la mia castità meriterà una doppia
corona”. Pascasio: “Se non mi obbedisci t'infliggerò crudelissime torture”.
Lucia: “Tu non potrai mai convincermi a peccare: sono pronta ad ogni tortura”. Allora
Pascasio ordinò di farla condurre in un postribolo perché le fosse fatta violenza, ma
lo Spirito Santo la rese immobile: invano i soldati la spingevano cadendo sfiniti a terra, invano la
trascinavano legata a mani e piedi o trainata da molti buoi. Pensandola una strega, Pascasio la fece
cospargere d'urina ed i maghi iniziarono ad invocare gli dèi. Pascasio infuriato le disse:
“Lucia, quali sono le tue arti magiche?”. Lucia: “Queste non sono arti magiche:
è la potenza di Dio”. Pascasio: “Perché pur tirandoti a forza in mille
non ti sei mossa?”. Lucia: “Anche se tu ne aggiungessi altre migliaia, si avvererebbe
in me la Parola di Dio: cadranno mille alla tua sinistra e diecimila alla tua destra, ma nessuno
potrà accostarsi a te”. Pascasio era disperato, e Lucia gli disse: “Misero
Pascasio, perché ti affliggi, impallidisci, ti struggi? Hai avuto la prova che sono
tempio di Dio: credi anche tu in Lui”. Pascasio allora le fece accendere attorno un rogo,
ma le fiamme la lasciarono illesa. E Lucia: “Ho pregato il mio Signore Gesù Cristo
affinchè questo fuoco non mi molestasse, perché dare ai credenti il coraggio del
martirio ed i non credenti l'accecamento della loro superbia”. Gli amici di Pascasio,
per farla tacere, le conficcarono un pugnale in gola. Ma prima di morire Lucia riuscì
a dire questa profezia: “Vi annuncio che presto sarà data pace alla Chiesa di
Dio. Diocleziano e Massimiano decadranno. E come la città di Catania venera come
protettrice S.Agata, così anche voi onorerete me per grazia del Signore nostro Gesù
Cristo osservando di cuore i Suoi comandamenti”. Poi s'inginocchiò, ricevette
l'Eucarestia e spirò: era il 13 dicembre 304. Nello stesso luogo dove subì il
martirio ebbe sepoltura e nel 313 fu edificato un santuario per accogliere il continuo flusso
di pellegrini giunti per venerare le sue reliquie ottenendo numerose grazie per sua intercessione.
Nel 1039 il suo corpo fu portato dal generale bizantino Giorgio Maniace a Costantinopoli e nella
quarta crociata del 1204 dal doge Enrico Dandolo a Venezia, dove si venera tuttora. Il patrocinio
di S.Lucia si è manifestato tante volte sia a Siracusa, salvata in più momenti
della sua storia (carestie, terremoti, guerre), che in altre città, come Belpasso
(presso Catania) e Brescia: per l'ennesima liberazione attribuita alla sua intercessione
da una grave carestia, nel 1646 fu istituita a Siracusa una festa solenne in suo onore
che si celebra tuttora la prima domenica di maggio, oltre a quella del 13 dicembre. |
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