Guida al turismo
I Palmenti di Albano di Lucania
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Albano terra dei cento palmenti. In tutto il territorio se ne contano circa un centinaio. Potrebbero risalire ai primi albori della storia. Incavati a forma di vasca in grandi blocchi di pietra affioranti dal terreno. Come affermava il Prof. Mario Scelzi nel suo libro: "Albano di Lucania Storia e cultura poolare" quasi sicuramente erano altari agani. Gli anziani asseriscono che essi siano stati utilizzati per pigiarvi l'uva e le olive. Sicuramente alcuni di essi con il diffondersi della vite e dell'olivo hanno avuto questa funzione, ma la loro edificazione risale ad un'età più remota. Infatti le pareti di queste vasche sono state usurate dagli agenti atmosferici che, nonostante la natura friabile della pietra, avrebbero impiegato secoli se non millenni. I Lucani durante il periodo primaverile, nel quale si intensificavano i lavori per ottenere raccolti migliori, svolgevano riti solenni per accattivarsi la benevolenza degli dei. Pertanto la festa della primavera diveniva sacra e si celebrava ogni anno con canti, danze e sacrifici. Secondo Dionigi, i Lucani sacrificavano alla dea ogni primizia, compresi i primogeniti. Le vittime venivano immolate durante cerimonie che si svolgevano all'aperto e alle quali vi partecipava tutto il popolo in un fervore di fede, che diveniva elirio. Questo cruento sacrificiò fu in seguito abolito, ma i primogeniti venivano costretti a trovare dimora in terre lontane sotto la protezione della dea. Questa usanza fu adottata da altri popoli e che prese il nome, secondo Strabone , di "Ver Sacrum", primavera sacra. Lo stesso storico narra che le fanciulle giungevano in aperta campagna, incoronate di fiori, che dopo aver destata la fiamma sull'ara della dea, svolgevano danze sacre che duravano dall'alba al tramonto. A questo punto una di esse veniva scelta per essere sacrificata alla dea. Dopo il sacrificio, le spogie della fanciulla venivano trasportate su una pira, che veniva accesa al sorgere della prima stella e che ardeva per tutta la notte. Le ceneri venivano disperse al vento tra i cori liturgici dei sacerdoti e degli anziani. Nel secondo giorno, alla stessa dea venivano sacrificate due giovenche bianche mentre focacce di miglio venivano distribiute tra al popolo. Damiano Pipino, riguardo ai palmenti ritrovati presso la "Rocca del Cappello" sede di probabili riti Isiaci dice che: "Le vasche scavate lungo il sentiero rituale che porta alla Rocca del Cappello dovevano servire a raccogliere l'acqua piovana usata per le abluzioni durante il rito processionale che si concludeva con la cerimonia religiosa. Queste vasche, nonostante la loro rozzezza, servivano a favorire la decantazione dell'acqua lustrale come le vasche presso i santuari egizi. Infatti faceva parte dei riti in onore delle divinità astrali bagnarsi con l'acqua di stelle, un'acqua ferma che fosse stata tutta la notte sotto le stelle durante il novilunio dei Pesci, l'unico in cui la luna è totalmente nascosta dal sole. Era un bagno purificatore di buon auspicio per l'inizio di un nuovo anno". Per visitare questo luogo si consiglia la consulenza di una guida del Circolo A. I. C. S. "A Rocc du Cappidd" di Albano di Lucania che si occupa della divulgazione e della riscoperta dei beni culturali del luogo.
e-mail: aroccducappidd@albanowebsite.com |
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