Personaggi Illustri

Frate Arcangelo da Albano
 

Frate Arcangelo da Albano;
Albano di Lucania 1542 Mantova 11 marzo 1610

La Chiesa di San Francesco a Mantova

Il campanile della chiesa di San Francesco

La cappella dei Gonzaga

Nacque ad Albano nel 1542, appartenente alla famiglia Moles. All'età di quindici anni, entrò nell'ordine dei Francescani. In breve tempo riuscì a compiere gli studi grazie alla sua assidua dedizione all'apprendimento e divenne uno dei maggiori letterati della nostra regione. Nel 1582 fu eletto ministro Provinciale della Basilicata. Fu soprannominato dal popolo “il dottore elegante” poiché riusciva a spiegare concetti difficili con semplicità e chiarezza. Dai Provinciali d'Italia e persino dal Protettore dell'Ordine Francescano, gli venne proposta la candidatura a Ministro Generale. Non fu eletto poiché le elezioni si svolsero per compromesso. Questo fu solo l'inizio delle sofferenze che hanno caratterizzato la sua esistenza. Nel periodo in cui Sisto V era Cardinale, Frate Arcangelo, fu teologo a Romo, ma ben presto fu di ritorno a ricarico per coltivare la sua grande passione per la predicazione e l'insegnamento. Nel 1585, fu ucciso in circostanze poco chiare un nipote di Sisto V eletto Papa nello stesso anno. Da questo momento in poi il Pontefice iniziò a reprimere con estrema decisione il banditismo, non esitando ad eliminare spietatamente chiunque lo favorisse. Condannò al rogo un prete e un ragazzo per atti omosessuali. Obbligò una ragazza ad assistere all'impiccagione della madre che l'aveva venduta affinché si prostituisse. Promise la grazia ed un compenso a qualunque bandito che ne avesse consegnato un altro. Ordinò ai familiari dei criminali di consegnarli alla giustizia onde evitare di essere uccisi essi stessi. Sanzioni che costrinsero l'assassino del nipote a fuggire da Roma raggiungendo la Lucania per recarsi in seguito a Tricarico per chiedere asilo al convento. Frate Arcangelo impietosito non riuscì a consegnare alle autorità il reo. Confidò l'accaduto al suo discepolo Frate Bernardino da Roccanova. Questi si confidò con altri confratelli, fino a quando la notizia giunse al Pontefice. I due frati, furono condotti a Roma e minacciati di morte se non avessero confessato. Non cedettero e Sisto V condannò Frate Bernardino all'ergastolo e Frate Arcangelo a morte. Fortunatamente per il nostro Frate, la pena fu tramutata in carcere a vita in base al principio “excellens in arte non debet mori”. Nel 1590 Sisto V morì e nessuno tra i Cardinali, i Nobili ed il Popolo rimpianse la sua morte. Intanto il nostro Frate in carcere divideva il cibo e il suo tempo con banditi e assassini, predicando loro il Vangelo e ogni suo gesto era frutto dell'amore. Mai e poi mai avrebbe immaginato che un giorno si sarebbe trovato nella folta schiera di avventurieri, omicidi, mercenari, banditi che avevano venduto i loro servigi al miglior offerente. Attirò la simpatia di temperamenti così diversi tanto da essere capace di unificarli sotto il nome del Signore. Monsignor Gonzaga, Vescovo di Mantova, conoscendo il valore e la bontà del nostro Frate chiese al Duca di Mantova, Vincenzo I, di scarcerarlo. Uscito di galera,il Frate riprese a predicare il Vangelo, a consolare gli oppressi e ad assistere i bisognosi. A Mantova conobbe il Duca Vincenzo I, che lo aveva fatto scarcerare, e divenne suo intimo amico. Quest'ultimo scrisse al Papa Gregorio XIV (successore di Sisto V) per proporre il Frate alla consacrazione di Vescovo. La risposta fu negativa a causa del suo passato. La delusione del Frate fu tale da indurlo a bruciare la propria produzione letteraria. Girovagò per la Lombardia, colpita dalla peste, dedicandosi alla preghiera e aiutando i bisognosi, fino a quando contrasse la malattia. Morì l'11 marzo 1610, all'età di sessantotto anni, lasciando tristi gli animi di chi lo aveva sempre amato, come la Duchessa Margherita di Ferrara che volle dedicargli l'abito, il funerale ed una iscrizione marmorea sulla quale si legge:

"FRATER ARCHANGELUS, AUDIS NOMEN?
TALIS VIR NATUS IN ALBANO, HIC
CODITUS EST, ORDINIS SUI MINORUM DE
OBSERVANTIA, PRAECIPUIS SUNCTUS
MUNERIBUS. SUMMUS CONCIONATOR,
SUMMUS THEOLOGUS, QUIN & VINCENTIJ
MANTUAE DUCIS FOELIX IN ADUERSIS
SANCTISSIMUS. & QUOD IN PRINCIPIBUS
VIRIX MAXIMUM, PRINCIPIBUS INTIMUS.
INTIMUS.INNUMEROS DOCUIT, PLURIMOS AD
MAGNUM DOCTRINAE FASTIGIUM
EUEXIT: SUI TAMEN PLANESIMILEM
EFFECIT NEMINEM.
MARGARITA FERRARIAE DUCISSA, UT
QUEM A' CONFESSIONIBUS HABUIT,
QUEM VIUUM PENè VENERABATUR,
EXTINCTUM DECORARET, HOC
MONUMENTUM POSUIT. VIXIT ANNOS
LXXVII. OBIJT V. IDUS MARTIJ M.D.C.X"

Frate Arcangelo, conosci la sua fama?
Tale uomo nato in Albano qui fu sepolto,
fu dell'ordine dei Minori dell'Osservanza
scelto per singolari mansioni: sommo Oratore, sommo Teologo, anzi utile per Vincenzo Duca di Mantova e religiosissimo nelle avversità per questo fu grandissimo tra i più grandi intimo dei più notabili. Istruì innumerevoli persone, portò moltissimi al grande fastigio della dottrina: nessuno arrivò al suo grado di cultura. Margherita Duchessa di Ferrara, lo ebbe come confessore, lo adorò quando era ancora in vita, da morto lo onorò, eresse questo monumento. Visse 68 anni, morì l'undici di marzo del 1610.

Del suo sepolcro ormai non vi è più traccia, poichè dopo gli ultimi giorni della guerra nel 1945, proprio nella notte di Pasqua, la chiesa di San Francesco e il convento di Mantova vennero completamente distrutti al seguito dei bombardamenti lasciando solo qualche pezzo di muro e due cappelle.

Le notizie sono state tratte da "Frate Arcangelo da Albano e gli affreschi del convento di Sant'Antonio da Padova a Tricarico a cura di Giuseppe Marinelli e Anna Maria Amelio.

Ampia navata nella chiesa di S. Framcesco

VINCENZO principe ereditario di Mantova e del Monferrato, poi duca col nome di Vincenzo I (n. 1562 - m. 1612)

Margherita Duchessa di Ferrara

Il convento di Sant'Antonio da Padova a Tricarico

Sant'Antonio da Padova

 

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