Personaggi Illustri

Manlio Molfese
 
Personaggi illustri

di Vito Maria Rosario D’Adamo

Manlio Molfese nacque ad Albano di Lucania il 20 settembre 1883 da Arcangelo, notaio e primo Podestà di Albano dal 1926 al 1928, e Giuseppina Maglietta. Frequentò le scuole superiori e l’Università di Napoli, dove si laureò in Legge. Allo scoppio della 1^ guerra mondiale Molfese si arruolò come volontario; nominato sottotenente della Milizia Territoriale venne inviato, il 21 giugno 1915, al IV° reggimento di Artiglieria da Fortezza per la difesa costiera di Cono Zugna (Trentino Alto Adige). Ma la sua passione era quella di volare tanto che, nel settembre dello stesso anno, fece domanda per frequentare il corso di osservatore di aeroplano di Mirafiori di Torino. Ammesso alla scuola di aviazione dell’esercito, dove ottenne il brevetto di Osservatore militare d’aeroplano, Molfese fu assegnato, il 6 novembre 1915, alla II^ Squadriglia d’Artiglieria di Meduezza sull'Isonzo alle dirette dipendenze del III° Corpo d’Armata. Promosso Tenente prestò servizio in diverse squadriglie della nascente aviazione militare italiana compiendo diverse azioni militari di valore che gli fecero meritare diverse medaglie sul campo. Fu insignito delle medaglie al valor militare per meriti di combattimento per le battaglie sul Basso Isonzo e sull’altipiano carsico (medaglie di bronzo). Le onorificenze (medaglie d’argento) gli furono conferite sul campo dal Generale Diaz per le brillanti operazioni compiute nei cieli del Carso, del Piave. Ma i riconoscimenti non gli furono concessi solo dal Regno d’Italia, ma anche dai paesi membri della Triplice Intesa, quale la Croce al merito di guerra con stella d’oro, conferita il 13 giugno 1918 da rappresentanti della Repubblica Francese Altra onorificenza di rilievo fu la medaglia militare aeronautica di lunga navigazione di I° grado(oro).
Alla fine della guerra Molfese fu inviato come istruttore presso la suola osservatori di Aeroplano a Centocelle (Roma) e poi congedato con il grado di Maggiore di complemento dell’Arma Aeronautica- ruolo combattenti.
Lasciata la divisa , forte dell’esperienza maturata nella nascente aviazione anziché ritornare al Ministero della Pubblica Istruzione, dove lavorava come Consigliere giuridico, decise di partecipare al concorso per il Commissariato per l’Aeronautica vincendolo.
Molfese ricoprì la carica di Capo dell’Aviazione Civile dal 28 maggio 1924 al 15 ottobre 1933, anno in cui anche Balbo, lasciò il ministero dell’Aeronautica perchè nominato governatore della Libia. In verità tanto Balbo, quanto Molfese, come tanti altri funzionari del Ministero dell’Aeronautica, furono benevolmente promossi, secondo la regola del promeatur ut moveatur perché la loro notorietà era tanto cresciuta da fare ombra a Mussolini ed ai suoi più stretti collaboratori. Infatti, l’impresa della trasvolata atlantica di Pinedo e Balbo aveva catturato l’interesse internazionale per quei giovani pionieri italiani che stavano per fare dell’Italia un paese all’avanguardia nel campo dell’aviazione mondiale. In quel periodo anche l’aviazione civile italiana si sviluppò notevolmente sia sul piano internazionale che su quello interno, grazie allo spirito pionieristico del Molfese. In campo internazionale il capo dell’Aviazione civile partecipò a numerosi convegni e conferenze internazionali per la regolamentazione internazionale dell’aviazione. Molfese fu membro di numerose commissioni internazionali per la regolamentazione della navigazione aerea civile e commerciale, quale il Comitè International Tecnique di Experte Juridiques aeriens (C.I.I.T.E.J.A), carica ricoperta dal 1929 al 1940, anno in cui fu sospeso per l’ entrata in guerra dell’Italia fascista nel secondo conflitto. La conoscenza del diritto internazionale e la comprovata esperienza di pilota fecero di lui uno dei più grandi esperti d’aviazione presenti in Italia. Per questi meriti Molfese fu nominato Delegato regio per gli accordi Aeronautici. Negli anni 1926- 1933 sottoscrisse numerosi trattati tra l’Italia e diversi stati europei ed africani. Sotto la direzione di Molfese l’aviazione civile italiana inaugurò alla presenza di Mussolini la prima linea aerea Torino da Mussolini a Pavia il 1 aprile 1926. Successivamente furono
Sul piano nazionale, nel periodo compreso tra il 1926-1928, vennero attivate le linee Genova-Palermo, Brindisi -Atene-Costantinopoli e la Roma - Venezia –Vienna ,con la Germania, l’Austria, la Gran Bretagna, la Francia, la Spagna,la Cecoslovacchia, e l’Algeria. Vennero,inoltre, costruiti nuovi aeroporti ed idroscali civili nei porti marittimi di Trieste, Genova, Napoli. L’Italia si dotava così, con una iniziativa senza precedenti negli altri paesi del mondo di quel periodo, di importanti infrastrutture per il trasporto aereo di passeggeri e di merci. Molfese riordinò il servizio metereologico militare, istituì l’ufficio Presagi civili, l’attuale protezione civile e fu “triumviro” fondatore del Reale Aereo Club d’Italia; in quegli anni scrisse anche numerosi testi sulla navigazione e sul diritto aereo, tra i quali il più importante è “ L’aviazione da ricognizione italiana durante la guerra europea”.
La rapida crescita della Regia Aeronautica, soprattutto nel settore civile, dipese dalla intraprendenza dell’aviatore albanese: infatti, l’aviazione italiana in una decina d'anni di competizione con le altre nazioni industrialmente progredite aveva guadagnato oltre cento primati in varie categorie del volo (velocità, autonomia,etc,etc.). Alla vigilia dell'entrata in guerra, nel 1939, l’Italia sugli 84 primati previsti dalla Federazione aeronautica internazionale, ne deteneva ben 33, contro i 15 della Germania, 12 della Francia, 11 degli Stati Uniti, 7 dell'Unione Sovietica, 3 del Giappone, 2 dell'Inghilterra e 1 della Cecoslovacchia. Le crociere, i raid, i primati avevano prodotto effetti considerevoli , in termini di prestigio e di crescita tecnico-organizzativa sia sul piano interno che su quello internazionale, ma avevano anche evidenziato i limiti dello Stato Maggiore della Difesa che, anziché riconoscere che l'affermazione dell'Aeronautica, come nuova forza armata "alla pari" delle altre due (Esercito e Marina), poteva essere un elemento unificante della nostra politica militare dell’epoca, come uno degli strumenti per un’auspicabile maggior cooperazione tra le tre componenti, aveva accentuato, di fatto, la tendenza isolazionistica di ognuna di esse.
Molfese coltivava accanto alla passione per il volo, anche quella per l’arte tenendo una rubrica sul giornale argentino la “Razon” di Buenos Aires. Ebbe anche degli scambi epistolari con Gabriele D’Annunzio, che aveva conosciuto durante la 1^ guerra mondiale sui campi di Medeuzzo.
La carriera nel partito fascista Molfese la iniziò, come tanti italiani, il 13 ottobre 1922. Fu Alfiere della 5^ coorte di Terni, squadrista marciatore su Roma e per questo insignito della Sciarpa Littorio.
Dopo la cessazione dalla carica di Capo dell’Aviazione civile fu nominato Commissario della Federazione nazionale Fascista della Gente dell’Aria e Presidente della cassa Nazionale di Previdenza della gente dell’aria (l’attuale ENAV).Quale fine giurista, Molfese, fece parte insieme con un altro nativo di Albano,l’ avv. prof. Francesco Galgano, dell’Università di Napoli della Commissione Reale per la Riforma dei Codici Civile e procedura civile, che furono emanati nel 1942 e che costituiscono ancor oggi parte del nostro diritto.
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale Molfese si arruolò volontario e designato quale delegato per l'aeronautica alla Commissione d’armistizio con la Francia di stanza a Tunisi. Prestò servizio in Africa fino al luglio del 1942, anno in cui fu promosso Colonnello-Ruolo naviganti. Venne assegnato prima al Comando Aeronautico della Tunisia e poi a quello della Sicilia dove rimase fino al 18 settembre 1943, giorno in cui fu collocato in congedo con decreto del Governo di Badoglio.
Dopo l’ 8 settembre 1943, in “una nazione allo sbando”, la quasi totalità degli alti funzionari dello Stato, compresa quella allontanata dal servizio dal governo Badoglio, si comportò allo stesso modo: nessuno intese servire i tedeschi, come non intesero servire i tedeschi le centinaia di migliaia di italiani che senza faziosità, né odii, si assunsero nell’ora più tragica della storia del paese il durissimo compito di difendere come potevano la patria.
Con la nascita della Repubblica Sociale Italiana, detta anche di Salò, il 16 settembre, Molfese, iscrittosi al Partito Fascista Repubblicano il 21 settembre 1943, si presentò a Firenze il 7 ottobre 1943 per l’arruolamento nel nascente esercito repubblicano comandato dal generale Rodolfo Graziani. A dicembre dello stesso anno fu inviato a Bassano del Grappa, sede del Ministero della Difesa dove però “la Direzione del personale Militare –scriveva Molfese in una lettera al duce- mi ha subito collocato in licenza illimitata in attesa di congedo definitivo, non parificandomi neppure a quelli che, pur non avendo aderito al Regime, sono trattenuti in servizio o con un incarico o come disponibili”. La voglia di reagire al tradimento del Re e di servire ancora la patria, motivazione che fu presente in molti funzionari dello stato dopo l’8 settembre 1943, spinsero Molfese a scrivere una lettera a Mussolini con la quale metteva a disposizione della nuova Italia la sua esperienza. Nella missiva il colonnello manifestava il rammarico di come veniva trattato dai suoi camerati: “…, quasi alla fine di una vita,tutta spesa nel compiere integralmente il proprio dovere…rinviato da un ufficio all’altro, mi vedo del tutto estromesso dall’aeronautica:respinto dai militari perché in congedo, ignorato dai civili perché una volta ero militare.” , lo faceva sentire come “… essere infetto da una lebbra che bisogna isolare e combattere con tutti i mezzi”. Nei primi mesi della RSI Molfese venne isolato come se lui dovesse pagare le colpe di quanti avevano tradito il fascismo nella lunga notte del 25 luglio. Un uomo formato alla scuola di Balbo non poteva risultare utile alla rinascita del fascismo repubblicano perché con l’avvento dei nuovi giovani alle massime cariche della “repubblichina” si tentava di far rinascere il al fascismo squadristico pronto a vendicare l’onta della vergogna facendo tramontare quello pionieristico futurista che caratterizzò il primo ventennio al quali egli aveva partecipato. Inoltre la volontà di Mussolini e di Graziani di formare un nuovo esercito era osteggiata tanto dai tedeschi timorosi di riarmare una parte degli italiani, quanto dal Partito Fascista Repubblicano (P.F.R.) pavolinano che voleva avere il controllo diretto delle forze armate al fine di fascistizzarlo.In questo contesto si può inserire il tentativo compiuto nell'agosto 1944 dalla Luftwaffe di stanza in Italia di costituire con il personale ed i mezzi dell'Armata Nazionale Repubblicana (A.N.R.) una «Legione Aerea Italiana». La reazione italiana alla sopraffazione dell’alleato tedesco rese evidente la diversità delle posizioni tra quanti interpretavano «l'onore d'Italia» in senso strettamente nazional-militare, come estremamente necessaria per contrastare l'occupazione anglo-americana e quanti, invece, identificavano l’onore nella prosecuzione dell'alleanza con i tedeschi.Nella crisi dell'agosto 1944 le due posizioni furono però portate sino alle estreme conseguenze dividendo l'ANR tra chi rifiutò qualsiasi forma di adesione alla Legione difendendo la posizione del Sottosegretario Molfese, e chi si dichiarò di considerarsi tedesco non riconoscendo l'autorità italiana. Da questa consapevolezza nasce l'importanza della vicenda per la storia generale della RSI e anche dell’Italia desiderosa di ridare un posto al sole ai tanti italiani sconfitti dal 25 aprile 1945.

<<Evviva gli italiani dignitosi e di buona fede!>>

I tedeschi, alleati della Repubblica di Salò, tendevano a condizionare la formazione delle forze armate “repubblichine” e ogni proposta da parte italiana di costituzione dell’esercito doveva essere concordata con il governo nazista. Nella primavera del 1944 vi erano stati dei colloqui italo-tedeschi sull’assetto delle rinate Forze armate repubblicane. Per il governo di Salò aveva partecipato Arrigo Tessari, sottosegretario per la difesa aeronautica. Mussolini, venuto a conoscenza della proposta tedesca di scissione dell’arma aeronautica, la ritenne lesiva della sovranità della sua Repubblica e pensò di sostituire il sottosegretario per l’aviazione. Il 12 luglio 1944 il duce, prima del suo viaggio in Germania, dove avrebbe incontrato Hitler per discutere sui rapporti e sul ruolo che avrebbe avuto il nascente esercito repubblicano, diede ordine al suo segretario particolare,Ugo Cellai, di convocare Molfese per il 15 luglio alle 18 al fine di sondarne la disponibilità. Nel corso dell’udienza Molfese manifestò la possibilità di reggere il sottosegretariato sia pure diminuito nelle competenze e negli organici.
Nonostante il viaggio del Duce in Germania, i rapporti italo germanici diventavano sempre più tesi tanto. La prima avvisaglia dell’avversità alemanna verso le nascenti forze armate della RSI si ebbe il 20 luglio, giorno dell’attentato ad Hitler: i tedeschi di stanza a Genova catturarono e fucilarono due ufficiali della Marina, colpevoli, secondo loro, di alto tradimento per avere ordinato alla capitaneria di porto di San Remo e di Imperia di ripiegare su Genova senza averli informati. I reparti germanici catturarono anche tutto il personale di Marina e, avviandoli verso la Germania dopo averli caricati su treni merci. Nei giorni successivi il comandante Mario Arillo, assunto il comando interinale dell'Alto Tirreno su ordine dell'ammiraglio Sparzani, riuscì a far rientrare il personale italiano e ad ottenere un risarcimento per le famiglie dei due ufficiali. Gli stessi episodi si ripeterono un mese più tardi contro l’aeronautica, tanto che Molfese pensò che esistesse una correlazione tra l'attentato a Hitler e quanto accadde il 24-25 agosto. Il 26 luglio, dopo il ritorno dalla visita ad Hitler, Mussolini ricevette Molfese per comunicargli la nomina a sottosegretario confermando come capo di stato maggiore Tessari. La radio diramò la notizia in serata. L'inatteso annuncio, creò ulteriori tensioni con i tedeschi che, tramite il ten. col. Dietrich, ufficiale di collegamento germanico presso la RSI, espressero il proprio «non riconoscimento» dell’avvenuta nomina. Il 28 luglio il Ministro della Difesa, Graziani, convocò Tessari e Molfese per discutere sul futuro assetto dell’aviazione e per evitare dissapori tra i due. II contrasto sembrava dunque appianato,tanto che nei giorni 3-4 agosto Molfese e Tessari diramarono due ordini del giorno annuncianti la nomina del primo a Sottosegretario e quella del secondo a capo di stato Maggiore nel nuovo ordinamento dell’Aeronautica :
“È stata attuata la scissione fra le cariche di Sottosegretario di Stato e Capo di Stato Maggiore, già da me rivestite, per mettere i reparti d'impiego dell'Aeronautica Repubblicana, che rimangono sotto il mio esclusivo comando, nelle migliori condizioni di attività e di lavoro”.
Sempre il 4 Tessari trasmetteva a Molfese una richiesta di personale per potenziare il nuovo Stato Maggiore. Benché Tessari sottolineasse che gran parte dei problemi derivava dal fatto che «il dottor Molfese si sentiva investito delle funzioni di "primo" uomo dell'Aeronautica ed il gen. Tessari non poteva sentirsi il secondo», si rese evidente che il conflitto non dipendeva solo da questioni di prestigio, ma anche dal minimo spazio concesso dai tedeschi agli italiani. Infatti, gran parte dei compiti operativi venivano svolti esclusivamente dai comandi germanici che erano dotati dei mezzi “per dare l'allarme e dirigere la caccia, che impiegano direttamente gli aerosiluranti ed i trasporti, così come impiegano l'artiglieria contraerea”. L’intento dei tedeschi era quello di lasciare agli italiani un’area di responsabilità dichiaratamente ridotta (il sottosegretariato), svuotando contemporaneamente di ogni potere la figura del capo di stato maggiore e scalzando di fatto Tessari. In quegli stessi giorni la tensione instauratasi tra i piloti e Tessari da un lato e l'aperta opposizione da questi manifestata al nuovo sottosegretario dall’altro, portarono Mussolini a pensare di sostituirlo nella carica di capo di stato maggiore, incaricando di verifiche preliminari il ten. col. Gori-Castellani, già collega e comandante di suo figlio Bruno. Anche Molfese, dal canto suo, si era messo alla ricerca di un capo di stato maggiore. Il 12 agosto il sottosegretario rispose alle proposte di Tessari, limitandosi a “ concorda[re] pienamente sui nominativi del personale già facente parte dello Stato Maggiore”, mentre per quanto riguardava l'incremento richiesto “...è stato riscontrato necessario addivenire a una parziale riduzione sia per non porre in crisi le Direzioni Generali stesse e sia perché si ritiene che l'afflusso di una numerosa aliquota di personale tecnico presso lo Stato Maggiore non potrebbe che provocare dannose interferenze”. Questo fu l'ultimo atto ufficiale del dissidio. Il 14 agosto, appena due giorni dopo, Mussolini comunicava bruscamente a Tessari la rimozione da Capo di Stato Maggiore:
“ Mio Caro Tessari, malgrado i nostri ultimi incontri ho la netta documentata impressione che le cose non sono ancora a posto. Credo che vengo incontro a un vostro intimo desiderio sollevandovi dall'incaric di Capo di S.M. che vi era rimasto. Non basta in questi durissimi tempi dire <sto agli ordini». Questa è una posizione negativa, mentre la situazione esige pi a dedizione, entusiasmo e fede assoluta.Aggiungo che ritengo incompatibile la presenza di vostro fratello al Ministero.
Vi ringrazio per quanto avete fatto e vi invio il mio saluto. Mussolini”.
Tessari ricevette la lettera probabilmente il 17 pomeriggio, mentre stava per organizzare un viaggio in Germania per ispezionare i gruppi da trasporto e, soprattutto, per incontrarsi con il nuovo capo di stato maggiore della Luftwaffe, gen. Greifé. Questo nuovo vertice aeronautico italo-tedesco - il primo dopo gli accordi Botto-Korten dell'ottobre 1943- avrebbe certamente contribuito a rafforzare la posizione interna di Tessari, ma non ebbe luogo. Tessari parlò poi con il col. Dietrich, ufficiale di collegamento in Italia, circa la possibilità d'addestrare in Germania 500 allievi piloti. I tedeschi risposero negativamente ordinando che gli allievi fossero destinati a formare un gruppo di artiglieria contraerea con cannoni da 90 mm. Ciò metteva in evidenza ancora una volta la volontà germanica di depotenziare la nascente aeronautica repubblicana declassandola insieme con gli altri corpi dell’esercito di Salò a semplici servizi di supporto delle armate del Reich. Mussolini intravedeva in questi tentativi una volontà nascosta di ridurlo ad un semplice fantoccio nelle mani di Hitler e a considerarlo come una carta da giocare nelle trattative di resa in Italia per una onorevole capitolazione delle truppe germaniche. La sensazione del duce fu poi provata dagli accordi del 23 aprile 1945 tra il generale Wolf, capo delle SS in Italia e gli alleati. Tessari, letto il messaggio del duce, chiese di incontrarlo ottenendo udienza per le 19.30 del 18 agosto. Contemporaneamente Molfese scrisse a Cellai per comunicargli che il giorno prima, in sottosegretariato, aveva ricevuto dal console generale von Halem “a nome del suo ambasciatore e d'accordo con il nostro colonnello di collegamento Dietrich” un'intimazione di sfratto per gli uffici in quanto i locali servivano al corpo diplomatico germanico che da Venezia si voleva avvicinare alla sede del governo repubblichino. Buon conoscitore della macchina burocratica, il sottosegretario metteva in risalto che “…oggi come oggi ogni trasferimento sarebbe per noi causa d'una crisi forse definitiva» rimarcando la “necessità di risolvere subito la questione dello S.M.” che lavorava al fianco degli alleati tedeschi contro le forze armate repubblicane. Infine, Molfese riferì di aver saputo da fonte certa che “allo S.M. si continua a fare azione con i tedeschi per la ricostituzione del sottosegretariato “unico”. Evviva gli italiani dignitosi e di buona fede!”. Cellai consegnò copia della lettera a Barracu per farla leggere a Mussolini.
La giornata del 18 fu intensa su entrambi i fronti: mentre Molfese si recava da Mussolini per informarlo sulla situazione dell’aeronautica, Tessari esponeva a Dietrich il proprio punto di vista sul ruolo dello stato maggiore che nell’ambito del nuovo ordinamento non poteva funzionare perché “…ogni decisione, ordine, autorizzazione, sia per quanto si riferisce a movimenti di personale e di materiale, è di competenza del sottosegretariato” che “non ha, a tutt’oggi aderito alla richiesta di personale trasmessa in data 4 agosto u.s”. Inoltre, si era stabilita “...una riduzione degli organi centrali, non strettamente necessari ai reparti ed un potenziamento dello Stato Maggiore quale Alto Comando, avente in sé tutti gli elementi scelti ed idonei per far vivere, lavorare ed incrementare i reparti operanti. Il sottosegretariato intende, non solo conservare tutte le varie Direzioni Generali già prima riscontrate eccessive”, “ ...ma intende altresì incrementarle per ridare al sottosegretariato la piena fisionomia ministeriale. Ritengo tale aumento «ministeriale» dannoso, come dannoso è stato ritenuto sia dal Feldmaresciallo von Richtofen che ha proposto il riordinamento degli enti centrali dell'Aeronautica, sia dal Maresciallo Graziani che dal Duce stesso che ha disposto la scissione degli incarichi già tenuti dallo scrivente”. Tessari, terminato l’incontro con l’ufficiale tedesco, si recò da Mussolini, ma non riuscì ad ottenere la revoca dall’incarico di Capo di Stato Maggiore. Il giorno 19 Molfese, accompagnato dal ten. col. Cadringher, andò a conferire nuovamente da Mussolini alla presenza anche del colonnello tedesco Von Veltheim. Il 21 agosto Tessari, prendendo atto della sua rimozione, diramò una nota a tutti i comandi, ai reparti e agli enti dell'ANR con la quale comunicava che doveva “ lasciare ogni incarico nell' Aviazione Repubblicana...” rimanendo,però, in sede fino al 24 agosto per fare il il passaggio delle consegne al nuovo capo di stato maggiore per. La notizia di un “…possibile complotto per trovare il modo di sostituire il nuovo sottosegretario col. Molfese. Gli attori sarebbero: col. Fisicaro, ten. cal. Castellani, col. Gari, col. Rizzi, col. Vassilla e qualche altro” giunse, attraverso una nota informativa riservata, al Sottosegretario Molfese. L’ipotesi della congiura divenne ancor più fondata dopo il sollevamento di Tessari. Infatti, il 22 agosto al comando aerotrasporti di Bergamo, alcuni ufficiali manifestarono pubblicamente la loro posizione contro la nomina di Molfese definendolo “ uno sconcio” e “quel morto di fame” e tentarono, la mattina successiva, di farsi ricevere da Mussolini senza però riuscirvi. Intanto, Tessari continuava a mantenere apertamente contatti diretti con von Richtofen. Dell’esistenza dei dissidi tra italiani e germanici vennero a conoscenza anche i comandi periferici tedeschi: il 22 agosto, vista la situazione, il maggiore Kruger rifiutò il già concordato trasferimento del comando del reggimento paracadutisti agli italiani. L’inizio della crisi dei rapporti italo-tedeschi dell’agosto del 1944 si ebbe al comando caccia italiano di Custoza, dove i tedeschi avevano convocato il col. Foschini, il magg. Visconti, il ten. col. Alessandrini per dare loro lettura del proclama di Von Richtofen sulla costituzione della legione aerea italiana nella Luftwaffe. Gli ufficiali italiani, dopo la lettura del documento, manifestarono le loro perplessità sulla applicabilità e evidenziarono le preoccupazioni sulle ripercussioni che si sarebbe creato nel morale dei reparti. Il maggiore Visconti chiese di telefonare al sottosegretario Molfese che si dichiarò di essere all'oscuro di tutto. Il maggiore riferì agli ufficiali germanici quanto dettogli dal suo superiore. Allora i tedeschi tentarono di dare una spiegazione plausibile del provvedimento sostenendo che “ avendo il Duce sostituito troppe volte il Sottosegretario all'Aeronautica senza mai chiedere il permesso a nessuno, il maresciallo von Richtofen era venuto nella determinazione di scioglier l'Aeronautica Italiana” . Lo stesso Richtofen ,informato della resistenza degli italiani ad ubbidire ai suoi ordini, consapevole di compiere un vero e proprio colpo di mano e irretito per la sostituzione di Tessari, diede ordine alle truppe tedesche della Luftwaffe. di circondare gli aeroporti e le caserme dell'ANR Alle otto del mattino del 25 agosto, Dietrich, che la sera prima aveva incontrato Tessari, si recò da Molfese, per informarlo che “…in quel momento rappresentanti dell’aviazione germanica, con azione simultanea e coordinata, avevano occupato tutti i campi, i depositi, i magazzini e le caserme dell’aviazione repubblicana” e che erano “ già state date disposizioni a che il proclama sia portato a conoscenza dei reparti da personale germanico”. Il sottosegretario andò su tutte le furie urlando che mai il duce sarebbe stato parte attiva di un simile accordo. Molfese chiamò immediatamente Mussolini il quale rispose che non ne sapeva niente. Il sottosegretario comunicò all’ufficiale tedesco che non avrebbe dato seguito al proclama di Von Richtofen senza precisi ordini del duce e partì subito per Gargnano di Salò per incontrare il capo del governo. Nel frattempo al Comando Aerotrasporti di Bergamo due ufficiali tedeschi si presentarono, intorno alle 10.30, nell'ufficio del col. Morino. L’ufficiale italiano, pur sotto la minaccia di armi, ottenne di poter telefonare al sottosegretariato riuscendo a parlare con Fagnani, attendente di Molfese, che gli consigliò “ di guadagnar tempo in attesa di chiarimenti che il col. Molfese era andato a chiedere a Gargnano”.
Il 27 agosto Mussolini, informato di quanto stava accadendo negli aeroporti, ebbe un colloquio con l’ambasciatore tedesco Rahn. Contestualmente Molfese trasmise alle due Zone Aeronautiche Territoriali ed al comando caccia di Valeggio il seguente fonogramma:
“1° Attendere ordini dal sottoscritto su nota questione. 2° Chi ha aderito nella convinzione dell'esistenza di un accordo con il nostro governo, o perché costretto moralmente o materialmente può ritirare la propria adesione”. Visto l’acuirsi della tensione tra italiani e tedeschi, Tessari tentò di porre rimedio alla situazione cercando di trovare una mediazione tra l'ANR e la 2^ Lultflotte, ma non vi riuscì. Nonostante il caos, il giorno 28 iniziò anche il trasferimento del sottosegretariato all’Aeronautica da Bellagio a Milano. Il 29 Molfese incontrò nuovamente Mussolini «per riferire sulla situazione determinatasi». Al termine dell’incontro, il sottosegretario annotò nel diario storico che i danni perpetrati alla credibilità della RSI e al morale dei combattenti dell’ANR erano notevoli, tanto che «presso i reparti è frattanto cessata ogni attività». Il 30 agosto Mussolini, forse sulla base dei dati fornitigli da Molfese, scrisse di proprio pugno un telegramma a Hitler in cui riassumeva la situazione e lo pregava di agire per sbloccarla definitivamente:
“Ho il dovere di riferirvi avvenimento che ha provocato una grave crisi nell'aviazione italiana determinandone lo sbandamento morale e materiale con, ripercussioni sulle altre forze armate. In base ad affermazioni del feldmaresciallo Richtofen circa la mancanza di apparecchi e benzina io avevo dato la mia adesione di principio a una nuova organizzazione dell'arma aerea italiana et mi ero riservato di dare la mia approvazione definitiva quando avessi conosciuto le modalità che mi erano state pro esse per iscritto. La mattina del 25, a mia totale insaputa, tutti gli aeroporti I caserme e gli uffici dell'aviazione sono stati circondati da forze armate tedesche ,i telefoni sono stati bloccati, ufficiali e truppa sono stati bloccati nelle caserma con minacce di morte mentre gli ufficiali tedeschi di collegamento leggevano n proclama di Richtofen che poneva un ultimatum o entrare volontari nella Legione aerea o nella flak italiana. Nel primo caso i reparti sarebbero diventati puramente e semplicemente tedeschi. In taluni paesi non solo sono state circondate le caserme ma gli stessi abitati civili determinando panico e fuga nelle popolazioni. Si è proceduto 'come se invece dell'aviazione repubblicana si fosse trattato di quella di Badoglio. La umiliazione inflitta agli ufficiali e ai soldati è stata veramente grave e incomprensibile. Pochi hanno aderito alla Legione e gli altri appena hanno potuto si sono allontanati e forse aumenteranno le schiere dei partigiani. Nel frattempo, pur trovandomi di fronte a un fatto compiuto gravissimo, ho fatto delle proposte per trovare una via di soluzione, ma dopo cinque giorni, nessuno si è fatto vivo. Ora, o Fuhrer, ho il dovere, come camerata ed amico di dirvi che tutto ciò è inintelligente, che tutto ciò è sommamente dannoso alla nostra causa, che tutto ciò giova splendidamente ai nostri nemici, i quali da .questi incredibili errori vedono facilitato il loro compito.
Non è questo il momento più opportuno per creare crisi e confusioni morali et in ogni caso l'iniziativa della trasformazione dell'aviazione doveva essere affidata a ufficiali italiani e allora il risultato sarebbe stato diverso. Vi prego vivamene Fhurer, di impartire gli ordini necessari perché questo penoso episodio si chiuda e più presto sarà, tanto meglio. Accogliete l'espressione della mia cordiale amicizia.
F.to Mussolini”
Il telegramma di Mussolini provocò l’intervento del Fhurer che operò delle rimozioni nell’ambito della Lufflotte di stanza in Italia facendo fallire definitivamente il progetto di Von Ritchofen.
Il 3 settembre Molfese potè telegrafare ai principali comandi ed enti aeronautici il seguente fonogramma: “Seguito ordine duce comunico legione non viene più attuata. In conseguenza, gli aderenti debbono rientrare reparto appartenenza. Materiale messo disposizione aeronautica dalla Luftflotte viene da questa ritirato. Sottosegretario Molfese ”. La resistenza italiana aveva vinto alla prepotenza germanica, ma la incomprensione italo-tedesca sulla riorganizzazione dell'ANR riprese dopo i primi incontri tra il sottosegretario e von Veltheim. La Germania voleva a tutti i costi difendere il suolo tedesco e non aiutare l’alleato italiano a rafforzare la sua posizione contro il governo di Badoglio e contro l’avanzata anglo americana. Lo sfondamento dell’Armata Rossa sul fronte orientale che ormai avanzava speditamente verso Berlino richiedeva all’esercito tedesco la disponibilità di avere più uomini e mezzi per contenere l’avanzata della Russia sovietica. Ma forse veniva fuori anche quella considerazione che Hitler aveva degli italiani: essere anche loro una razza inferiore ed anche dei traditori. Un’altra ipotesi e che l’establishment dell’esercito germanico voleva tenere artatamente in piedi la repubblica di Mussolini per trattare una resa onorevole con le truppe angloamericane: era iniziata l’operazione Sunrise. La situazione di stallo venne evidenziata con tono amareggiato da Molfese nella lettera scritta il 10 settembre a Mussolini : “Secondo il col. von Veltheim ,infatti, la nostra Aeronautica dovrebbe ormai ridursi ad un organismo quadro, inidoneo per una futura ripresa, ma senza alcuna forza attiva, senza nessun reparto, nemmeno una squadriglia, nemmeno un aeroplano...Io non posso non ricordare, Duce, quello che io stesso ebbi tempo e modo di constatare durante il mio servizio nell' Africa Settentrionale. Alla Francia, nemica e vinta, fu consentito nel 1940 di conservare un certo contingente di tutte le sue forze armate coloniali. Sotto lo sguardo più o meno compiacente di commissioni o sottocommissioni, tale nucleo riconosciuto di forze armate si organizzò, aumentò, si accrebbe di uomini e di mezzi, e poté curare la propria preparazione ed il necessario addestramento, sulle modalità del quale nessuno interveniva. E così squadriglie, gruppi e spesso stormi interi solcavano il cielo.
Motivi particolari, quale l'eventuale difesa dell'Africa francese, giustificavano allora tutto ciò. Ma la Francia era una nazione nemica e vinta.
Noi siamo invece alleati, ed il vincolo di alleanza è documentato dal sangue che si continua a versare; e malgrado ciò non possiamo avere una squadriglia, un aeroplano, un reparto scuola, di addestramento, un velivolo da trasporto, da turismo, nulla insomma; nemmeno un cannone nostro da puntare contro il nemico che preme contro l'ultimo lembo del nostro territorio.
Perdonate, Duce, lo sfogo dovuto all'amarezza, che non è solo mia ”.
L’incomprensione o l'indifferenza tedesca nei confronti della delicata situazione politica della RSI - particolarmente evidente nell'occupazione germanica della zona prealpina e del litorale adriatico - contribuì ad acuire il disorientamento e l'incertezza nei combattenti della RSI. La fermezza e l'abilità mostrate da Molfese di fronte al colpo di mano tedesco ridiedero un po’ di fiducia alle truppe repubblicane ormai demotivate. Se inizialmente negli ambienti militari italiani non vi erano stati remore ad accettare una continuità nell'alleanza con i tedeschi per ragione di difesa del territorio e delle istituzioni, grandi perplessità destavano,invece,il ripudio della monarchia, la cessione di province italiane, il mancato rilascio degli internati. Su questi punti il comportamento tedesco veniva interpretato dagli italiani come una rottura con il Patto d’Acciaio del 1939, che per i “camerati Italiani”continuava a costituire un vincolo morale di non facile rescissione, rispetto al “tradimento” di Badoglio. Molfese, che con fierezza si era opposto ad ogni diminutio delle prerogative e dei simboli nazionali , aveva messo in evidenza con il suo comportamento tenuto il 25 agosto del 1944 il contrasto tra la situazione di fatto e le dichiarazioni politico- propagandistiche sull'alleanza Di quell’orgoglio nazionale il sottosegretario ne rimase vittima. Agli avvicendamenti politico- militari al vertice della Luftwaffe, come la sostituzione di Von Richtofen con von Pohl voluta da Hitler, corrisposero identici avvicendamenti ai vertici dell’arma aeronautica italiana fatte da Mussolini. Molfese, come il 15 ottobre del 1933, quando all’apice del successo come Capo dell’Aviazione Civile fu promosso ad Ispettore dell’Aeronautica, il 27 novembre del 1944 subì un altro promeatur ut moveatur: infatti, l’agenzia di stampa Stefani diramò un comunicato con il quale si affermava che il colonnello lucano aveva chiesto di “…essere dispensato dal suo incarico. In sua sostituzione è stato nominato il gen. di aeronautica Ruggero Bonomi. Il colonnello Molfese è stato nominato consigliere di stato.”. Qualche giorno prima, il Ministro della Difesa, Generale Graziani, in una nota riservata inviata a Mussolini faceva presente che la rimozione del Molfese sarebbe stata dannosa perché era l’unico a credere e a voler difendere l’indipendenza delle forze armate repubblicane. Purtroppo il Duce non potette risparmiare nuovamente il colonnello dalla sua sostituzione per evidenti “ ragioni di stato”.
Nel frattempo nel Regno del Sud una altra nota di agenzia veniva diramata:” Roma = Su richiesta dell’alto commissariato aggiunto per l’epurazione(contro il fascismo), il ministro dell’aeronautica ha sospeso per fondati sospetti di collaborazione coi nazifascismi … Sono stati inoltre sospesi dal grado per le stesse ragioni i seguenti ufficiali di complemento:…,Col. Molfese Manlio,..”. Ciò significava che era ricercato dagli anglo-americani e dal CLN. Al termine della guerra fu arrestato e deferito all’Alto Corte per le sanzioni contro il fascismo. Nel 1946, nel corso del processo a suo carico per le l’adesione al fascismo e al “ presunto” governo di Salò, Molfese si difese dall’accusa di collaborazionismo nazionale con i nazifascisti, asserendo di aver aderito a quella repubblica per senso dell’onore e della dignità nazionale, quella dignità difesa durante i fatti dell’agosto del 1944. Il colonnello riuscì a dimostrare che con la sua opposizione al proclama di Von Richtofen aveva evitato ulteriori deportazioni di militari italiani in Germania e che il suo atto coraggioso gli era costato l’allontanamento dal governo della RSI. La Corte d’Assise straordinaria, accogliendo le sue tesi difensive, lo assolse. Molfese fu congedato dall’arma aeronautica con il grado di generale. Morì a Roma nel 1969.

 

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