La Basilicata, terra di contadini, ha dato i natali ad uomini illustri da Orazio ad Isabella Morra, da Luigi Tansillo a Rocco Scotellaro a Leonardo Sinisgalli, da Tommaso Stigliani a Mario Pagano, da Giustino Fortunato a Francesco Saverio Nitti e Ettore Ciccotti. I Lucani, popolo fiero ed orgoglioso, hanno saputo mantenere la propria identità culturale ed infatti uno degli eventi fondamentali della società lucana sono le feste e le tradizioni popolari, a metà strada tra il sacro e il profano: il Maggio di Accettura, la Madonna della Bruna a Matera, la Sfilata dei Turchi a Potenza ecc. A un uso importato dai Longobardi si riconnette la sopravvivenza del Morgengab , o dono del mattino, consistente nella donazione di una parte dei propri beni fatta dal marito alla sposa dopo la prima notte nuziale. Interessante è pure la consuetudine molto antica e rimasta in vita fino a tempi abbastanza recenti, di comprendere nella dote della sposa, oltre gli oggetti elencati nella carta dotale, tutto l'abbigliamento e i gioielli di cui era ornata il giorno delle nozze, riassunti nella formula “la sposa come si trova”. Nella regione, come per es. a Tricarico, dove la tradizione vuole che gli sposi al ritorno dalla chiesa passino sotto un gelso, sussistono tracce di antichi riti come il matrimonio con gli alberi, legato alla credenza che questi trasmettessero agli uomini il proprio potere fecondativo. Altra sopravvivenza è quella della richiesta ufficiale di fidanzamento avanzata ponendo un ceppo davanti alla porta di casa della ragazza: se questa accetta, introduce il ceppo in casa, altrimenti lo fa ruzzolare in mezzo alla strada. Altra tradizione antichissima tuttora seguita in paesi come Stigliano, Pietragalla, San Giorgio, Senise, Pisticci, è quella del pianto funebre. Presente la salma del defunto, prefiche o donne della famiglia rinnovano un rituale che nei suoi tratti essenziali è così descritto da Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli : “Si strapparono i veli e i nastri, si scomposero le vesti, si graffiarono a sangue il viso con le unghie e cominciarono a danzare a gran passi per la stanza, battendo il capo nei muri e cantando, su una sola nota altissima, il racconto della morte”. Per il ciclo dell'anno, S. Antonio (17 gennaio) segna l'inizio del Carnevale, che si prolunga fino alle Ceneri. A Matera due pupazzi fatti con cenci imbottiti di paglia e collocati a distanza sui tetti, rappresentano il Carnevale e la Quaresima: il primo viene asportato il giorno delle Ceneri, l'altro la mattina di Pasqua. A Irsina sette pupe vestite di nero appese al balcone segnano le domeniche di Quaresima: ogni domenica ne viene tolta una fino alla Resurrezione. Notevolissimi anche i riti legati alla celebrazione della Settimana Santa: a Barile nel Vulture la processione dei Misteri aperta da tre centurioni a cavallo, che si snoda per 5 km con tutti i personaggi della Passione con al centro Cristo; caratteristico quello della zingara adorna di tutti i gioielli che le sono stati prestati dalle donne del paese. Analoga reliquia vivente del dramma sacro si conserva a Ferrandina; lì come anche a Melfi per S. Antonio da Padova (13 giugno) aveva luogo lo “scaricavascio” o “pizzicantò”, sorta di girotondo eseguito da dieci robusti popolani che ne reggevano sulle spalle altri dieci e talvolta su questi ancora altrettanti. Questo gioco non è che la discesa di una danza rituale che si troverà in Calabria col nome di “torre vivente”. Il 1º e il 2 novembre a Matera la credenza popolare vuole che i morti scendano in città dalle colline del cimitero stringendo nella mano destra un cero acceso; il 2 novembre le donne, accovacciate sulle tombe, ripetono il pianto funebre. Pellegrinaggi famosi hanno luogo al santuario della Vergine sul m. Pollino, a Santa Maria delle Fonti (Tricarico), a Latronico. Molto vive sono le credenze sulla stregoneria e la magia, frequente il ricorso alle fattucchiere e alle loro pratiche.
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