Al censimento del 1991, la popolazione della Basilicata ha fatto registrare, con 610.528 abitanti, un incremento di appena 342 unità nei confronti di quello del 1981, pur avendo potuto contare su un aumento naturale di 2000-3000 unità all'anno, peraltro in via di progressiva riduzione negli anni Novanta (1994: natalità al 9,2‰ e mortalità all'8,4‰, per un incremento inferiore allo 0,1%, pari a meno di 500 unità). Una situazione, dunque, di ristagno demografico con un saldo negativo (circa 800 unità all'anno) dello stesso movimento migratorio e una perdurante tendenza alla divaricazione fra centri con popolazione superiore ai 5000 abitanti, che manifestano una maggiore vitalità e talora una sensibile crescita, e centri minori, che subiscono un ulteriore spopolamento, in particolare nella provincia di Potenza. L'andamento della componente migratoria, ottenuta dalla differenza di iscrizioni e cancellazioni anagrafiche conseguenti a trasferimenti di residenza, ha registrato, negli anni Novanta, un aumento delle cancellazioni sia per altri comuni sia per l'estero, per cui il saldo tra iscritti e cancellati è stato di -2557 unità, con una variazione di -4,2%. Così come per gli anni precedenti, anche per il 1998 la presenza stabile di stranieri (2303 persone) è risultata in aumento, anche se la regione continua a ospitare una percentuale decisamente bassa (0,22%) rispetto al totale degli stranieri in Italia. Nonostante questi elementi di fragilità, cui si aggiunge l'invecchiamento strutturale della popolazione, specie nelle aree più interne e marginali, è possibile cogliere anche sintomi positivi di una nuova organizzazione territoriale, fondata sul consolidamento - almeno in alcune aree, e non soltanto “esterne” - dell'armatura urbana. Questa, se non può definirsi unitaria, vede emergere, oltre ai subsistemi connessi ai capoluoghi di provincia, i distretti del Vulture, con il quadrilatero Lavello- Melfi-Rionero-Venosa, interessato dai più recenti interventi di localizzazione industriale; del versante tirrenico, con Lauria, Lagonegro e il centro turistico di Maratea; del medio-alto Sinni, intorno a Senise; dell'alto Agri, intorno a Moliterno, come effetto indotto dalle grandi opere pubbliche per la realizzazione dell'invaso del Pertusillo; infine, delle basse valli del Bradano e del Basento, aperte sulla Piana di Metaponto, dove, accanto a centri industriali in fase di lunga crisi (Ferrandina, Pisticci), emergono centri agricoli e commerciali (Policoro, Bernalda) fortemente dinamici.
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